
Radio K55
Data di pubblicazione: 30/01/2026 alle 21:45
Cronache agghiaccianti
Nell’anno appena iniziato, sul pianeta degli umani, accade stranamente che la parola “ghiaccio” circoli sempre più frequentemente nei pensieri e nei discorsi tra terrestri. Sembra quasi che, più la temperatura media del pianeta aumenta e più occorre evocare l’immagine del freddo, in qualche misura.
Della serie tv “Snowpiercer” abbiamo già parlato nell’articolo “Sapete cos’è lo Scopex?”. Narra delle avventure di un treno pieno di superstiti umani dopo una catastrofe metereologica, che gira incessantemente in un mondo totalmente imbiancato da temperature costantemente sotto zero. Ma ancora più famoso è il motto della serie tv tormentone di qualche anno fa, “Il trono di spade”:
“L’inverno sta arrivando!”
e non si trattava di un inverno normale per chi se la ricorda.
Come se, nel momento in cui gli umani si predispongono a salutare, forse per sempre, la bellezza dei propri ghiacciai, la nostalgia del freddo che ha attanagliato tutti i viventi terrestri, durante le tante glaciazioni attraversate, prendesse forma improvvisamente in qualche modo e con qualche scusa.
Come altrimenti considerare questo improvviso innamoramento per la Groenlandia ? Non se la filava nessuno fino a qualche anno fa. Sì, va bene, le rotte commerciali artiche. Sì, va bene, lo scudo spaziale per proteggere l’America. Ma, nel giro di un amen, siamo passati dal business della riviera tropicale lussureggiante della ricostruzione della Striscia di Gaza fantasticata da Trump e soci, a quello dell’occupazione in grande stile della Terra Verde. Sì verde, non bianca. Così come i vichinghi avevano battezzato la Groenlandia, durante il periodo caldo che precedette la Piccola Era Glaciale che pose fine al Medioevo.
E’ almeno confortante sapere che, in un futuro di ghiacci sciolti, a buon diritto, la Groenlandia potrà mantenere l’antico nome anche cambiando nazionalità.
Dunque la parola ghiaccio torna a rinverdire proprio quando, come per il canto del cigno morente, tutto fa pensare che un domani possa diventare merce preziosa grazie alla sua scarsità. Ma che dico, già oggi!
La neve che sale dal basso è una bella novità!
A dicembre scorso, in assenza di precipitazioni nevose, è esplosa una polemica a Trento. Per il ponte dell’Immacolata, dodici associazioni di ambientalisti, tra cui WWF, hanno protestato perché sono stati compiuti 40 voli di elicotteri per portare in quota la neve fabbricata a valle. Si intendeva così permettere ai villeggianti cittadini di non mancare l’inaugurazione della stagione sciistica che tanto benessere economico porta in quei luoghi.

Costo 6 mila euro e 1,5 tonnellate di CO2 prodotte, ma Fulvio Rigotti, presidente di Trento Funivie, ha affermato: “Ha permesso di salvare un indotto turistico da 400 mila euro”.
Ma perché non potevano innevare le piste con i cannoni da neve, come si fa sempre, direte voi ?
Perché i cannoni funzionano allo zero termico, che a Dicembre scorso si raggiungeva solo ai 3500 metri di quota. Inutilizzabili.
Dunque, faceva caldo, un caldo tropicale e la neve caduta si era già sciolta.
Dunque, il climatologo Luca Mercalli in quei giorni così commentava:
«Contribuire al surriscaldamento del clima per tamponare il disastro che lo accelera è un’assurdità catastrofica. La quota neve continua ad alzarsi perché non riduciamo le emissioni di anidride carbonica: per salvare le prenotazioni di un weekend oggi, sull’arco alpino ci giochiamo l’intera stagione degli hotel domani. Un boomerang economico anche se a preoccuparci fosse solo l’immagine turistica»
Una parola che fa venire i brividi
Ma lasciamo riposare la montagna italica sempre più verde e torniamo alle città.
Il ghiaccio nelle città degli umani fino a ieri, prendeva forma nei bicchieri di cocktail che tanto contribuiscono al rito dell’aperitivo serale, quando, liberi degli impegni della giornata, si cerca un po’ di ebrezza in uno Spritz, una Caipirinha, un Mojito, per favorire un umore meglio predisposto alla socializzazione.
Non è più così. Ci sono posti dove la parola ghiaccio assume dei risvolti agghiaccianti.
Per le strade di alcune città americane, lo ICE, è colui che, se ti allacci le scarpe con un movimento brusco, ti svuota addosso il caricatore della pistola di ordinanza.
Ma siamo anche alla vigilia delle Olimpiadi invernali di Cortina, altra kermesse del freddo e del ghiaccio, dal prossimo Febbraio. Non ci saranno i “Non morti” che vengono dal freddo del Trono di spade, ma in compenso l’ICE sembra non mancherà sotto molti aspetti.
Sia quello fisico delle piste di bob, curling e pattinaggio, sia quello dato dalla presenza dell’agenzia federale “Immigration and Custom Enforcement” che deve tutelare gli atleti americani, da sospette prossimità con quelli non americani.. Il criterio fondamentale con cui l’ICE guarda il mondo.
Ghiaccio dappertutto insomma, ma attenti a parlarne con leggerezza! Nel bel mezzo di una tempesta artica che ha fatto cancellare 15mila voli di ordinanza, Il governo degli Stati Uniti ha sollecitamente ed esplicitamente vietato alla Federal Emergency Management Agency, l’agenzia che gestisce le emergenze, l’uso dell’espressione “Attenti al ghiaccio!”
Dall’articolo del Corriere della Sera di Velia Alvich del 26 Gennaio scorso, leggiamo:
Secondo quanto riporta l’emittente Cnn, il dipartimento avrebbe suggerito all’agenzia di evitare espressioni come «watch out for ice» (fate attenzione al ghiaccio/all’Ice) o «keep off the roads if you see ice» (state alla larga dalle strade se vedete ghiaccio/l’Ice) e di preferire «freezing rain», cioè pioggia ghiacciata. Il divieto sarebbe stato imposto perché le frasi sarebbero facimente fraintendibili proprio per la natura equivoca della parola «ice». Anzi, ancora peggio: le frasi potrebbero essere persino utilzzate per creare e diffondere meme, come ha detto alla Cnn una fonte anonima informata sui fatti. Una preoccupazione paradossale se si considera che lo stesso dipartimento della Sicurezza interna (e la stessa Casa Bianca) più volte hanno fatto uso dei meme come comunicazione politica.
Acchiappali tutti !
Il governo ha paura che l’espressione possa diventare un meme antigovernativo e che si diffonda in tutto il paese, allo stesso modo di come sono stati spinti a diffondersi i meme filogovernativi che tanto sono piaciuti a quella parte del popolo americano entusiasta della politica “remigratoria” (altro vocabolo tormentone) inaugurata da Trump e affini. Ovvero, l’espulsione degli immigrati.
Da un altro articolo di Velia del settembre scorso leggiamo:
«Gotta Catch ‘em All», il motto associato ai Pokémon che si traduce in italiano come «acchiappali tutti». È proprio il punto della saga arrivata quasi al trentesimo compleanno: acciuffare i «mostri tascabili» con una cosiddetta «sfera Poké» per ampliare le propria collezione. Un’idea semplice per un gioco da bambini, letteralmente. Ma quando a usarla è il Department of Homeland Security americano la frase assume tutto un altro significato. Sugli account social del ministero Usa dedicato alla sicurezza nazionale è stato pubblicato un video che sfrutta la popolarità dei Pokémon. L’obiettivo? Fare propaganda sui raid per catturare i migranti. Un meme di cattivo, pessimo gusto che lascia l’amaro in bocca, specialmente se si considera che a pubblicarlo è l’account ufficiale di un’importante istituzione americana.

Nel video si alternano scene della serie animata con filmati registrati durante le operazioni di arresto condotte dalla Immigration and Customs Enforcement (conosciuta con la sigla Ice), l’agenzia federale per il controllo dell’immigrazione negli ultimi mesi al centro di numerose polemiche. In sottofondo si sente la sigla inglese della serie animata. E fra una clip e l’altra non mancano gli effetti visivi — come il nome del dipartimento americano scritto con il font di Pokémon — e grafiche personalizzate. O meglio, vere e proprie carte da gioco personalizzate con nomi e volti dei migranti che sono stati catturati dall’Ice, oltre alla descrizione dei crimini di cui sono stati accusati.
Chi ha paura del meme cattivo ?
Dunque, l’amministrazione Trump e l’Ice hanno trasformato le deportazioni in una campagna social, diffondendo meme provocatori e video ironici per dare sostegno alla linea dura sull’immigrazione.

Continua Velia:
Siamo oltre l’umorismo nero. Quello messo in mostra dal Department of Homeland Security è un tentativo triste di accattivarsi le folle del web con battute salaci e riferimenti alla cultura popolare. E il dipartimento che si occupa di sicurezza pubblica non è l’unico ad avere pubblicato dagli account ufficiali meme su fatti che coinvolgono la nazione.
…
Ma anche dal profilo della Casa Bianca sono stati pubblicati video “buffi” e meme che non ci si aspetterebbe mai da un account istituzionale.
C’è il video su Instagram di un raid anti-immigrati dell’Ice sulle note accattivanti di «Ice, ice, baby» del rapper Vanilla Ice. Reazioni: un diluvio di faccine che piangono dal ridere e commenti come «Oddio, amo questo nuovo team di social media. Ogni post è meglio del precedente!». Non lo pubblica un account anonimo di ultradestra, ma il profilo ufficiale di Casa Bianca e Department of Homeland Security (Dhs). In un altro post su X sfilano persone ammanettate mentre va la colonna sonora degli Steam, «Na na na na, na na na na, hey hey, goodbye». Anche qui è direttamente il social media manager della Casa Bianca a pubblicare. Sono solo un paio di esempi di una strategia molto chiara, portata avanti su su Instagram, X e TikTok dagli account di White House, Ice e Dhs: trasformare la campagna di deportazioni in un format virale.
Pare che la stessa Casa Bianca si sia giustificata (sempre su X) dicendo scherzosamente che
«da nessuna parte nella Costituzione si dice che non possiamo pubblicare meme che spaccano».
In aggiunta, grazie a ChatGpt esplode la moda della «Ghiblificazione». Ovvero trasformare le proprie immagini in un disegno fatto dalla matita di Hayao Miyazaki nello stile tipico dello Studio Ghibli, lo studio giapponese di animazione da lui fondato.



Così il vacuo e il violento vanno a braccetto insieme e in questo modo il violento sembra sempre meno violento.
Da che parte, uomo americano ?

Ma, come sostiene l’articolo di Velia, la rivista statunitense The New Republic ha tracciato un collegamento fra un’immagine pubblicata sull’account del Department of Homeland Security e gruppi neonazisti. Leggiamo ancora Velia.
In particolare, insieme a un post pubblicato reclutare nuovi agenti dell’Ice è stato postato anche la frase «Which way, American man?», cioè «da che parte, uomo americano?». Un’espressione che può suonare innocente, ma che ricorda il titolo di un libro — «Which way, Western man» — scritta da un suprematista bianco, William Gayley Simpson, e pubblicata da una casa editrice neonazista (la National Vanguard Books). Frase che spesso viene condivisa online da circoli di estrema destra.
I proiettili culturali preparano e annunziano quelli materiali
Insomma, come già abbiamo riflettuto nell’articolo “Un terribile amore per la pace”, così come il freddo precede la neve, lo spirituale precede il materiale, il culturale precede l’atto, lo prepara, lo giustifica e lo autorizza.
Prima, durante e dopo il gesto di scaricare una pistola su un sospetto contestatore delle politiche di remigrazione, ci sono una serie di atti di parola, chiamiamoli “culturali”, che precedono quel gesto e ne costruiscono le premesse. Atti di parola e di immagini che fondano la possibilità di collocare un gesto violento in un crisma di rispettabilità e anche di ammirazione, aggirando totalmente, e dunque ribaltando, il percorso mentale che normalmente occorre per dare forma a un giudizio di valore o disvalore di quel gesto ai fini della tutela della vita comunitaria.
A proposito dello ICE, sapete come si chiama il gene scoperto negli anni ’80, la cui proteina si è dimostrata capace di tagliare come una forbice certe altre proteine indispensabili alla sopravvivenza della cellula? Ovvero quel gene incaricato di innescare il processo di apoptosi che porta una cellula del corpo umano a morire per essere sostituita da una nuova ? Sì proprio quel gene che funziona come la Parca Atropo della mitologia greca. Quella che causava la morte tagliando il filo della vita! Ne abbiamo parlato nell’articolo “Chi intende il canto di Orfeo”.
Si chiama ICE. Buffo no ?
Buon Universo a Tutti !

Scritto da: mind_master
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