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Data di pubblicazione: 27/09/2026 alle 08:15
(Adnkronos) – “E dunque, come si affrontano le forze anti-sistema? Ci si accapiglia in nome di principi, visioni, progetti così tanto agli antipodi? Oppure si cerca di farsi carico di alcune delle loro migliori intenzioni magari pensando di depotenziarne la carica polemica? Ci si oppone con severità alle loro parole d’ordine o si fa in modo che quelle parole trovino un’eco anche presso gli ambienti che un tempo si sarebbero detti dell’establishment, dell’ufficialità politica?Â
Sono anni e anni che il dibattito pubblico si arrovella intorno a questo dilemma. Se cioè si debbano ‘romanizzare’ i ‘barbari’ o se invece la nostra tradizione meriti una difesa meno astuta ma più autentica e più impavida nel cercare -almeno cercare- di rivendicare le proprie ragioni.Â
E’ il dilemma che attanaglia le forze politiche nella Germania messa sotto assedio dall’Afd. Lo stesso dilemma che si affaccia nella Francia a ridosso delle elezioni per il prossimo Eliseo. E un dilemma non troppo diverso da quello che ci tiene compagnia, qui in Italia, da un bel po’ d’anni a questa parte. Abbiamo assistito – senza troppo raccapezzarci – a un vero e proprio assalto alle vecchie e gloriose cittadelle che avevano accompagnato decenni di vita democratica del nostro paese. E ora quelle cittadelle appaiono esangui, senza più molte delle loro risorse storiche e – quel che conta – senza più un’oncia del consenso e della popolarità di un tempo.Â
Il fatto è che quella sfida tra la tradizione liberal-democratica e l’insorgenza populista è stata affrontata per così dire a occhi chiusi, senza che prendesse mai forma un progetto vero e proprio. Così, a sinistra si è lungamente pensato di inglobare il movimento ‘grillino’ offrendogli un pertugio per attraversare il guado istituzionale. Fino a dare per buona l’idea che, una volta che Conte avesse scalzato il fondatore, la natura di quel movimento sarebbe cambiata da cima a fondo. Mentre a destra Salvini si è illuso di fare suo il generale Vannacci offrendogli un biglietto per Strasburgo e ora Meloni e tutta la sua coalizione si trovano a scoprire che quel biglietto è stato ben più oneroso di quanto si potesse pensare all’inizio.Â
Il fatto è che tutte queste forme di protesta, nate ai bordi estremi del sistema d’una volta, andrebbero ascoltate con attenzione. Ma poi lasciate a se stesse, a svolgere il loro compito e a scegliere il loro destino. La fretta sempre un po’ sospetta con cui il ‘sistema’ si sente in dovere di offrire uno sbocco istituzionale a movimenti nati con l’intento di cambiare tutto raramente produce i risultati che ci si erano ripromessi. E tanto più quando la sfida vera avviene sul terreno più strategico e delicato della collocazione internazionale del paese. Â
E infatti è proprio quello il luogo in cui si spezza ogni incantesimo. Laddove Conte, con il suo Movimento, pone al centrosinistra un problema senza soluzione, quello della fine del sostegno all’Ucraina. E laddove il generale Vannacci non fa mistero di coltivare dall’estremo opposto lo stesso intento strategico. Cioè quello di disarticolare il nostro tradizionale sistema di alleanze per accucciarci come un remissivo animale domestico ai piedi del nuovo satrapo. E’ il ‘rossobrunismo’, come si usa dire. Cioè la convergenza degli estremi in nome di vecchie ideologie e nuovissime circostanze.Â
Può sembrare provocatorio segnalare questa singolare convergenza tra Conte e Vannacci a proposito dell’Ucraina. Il primo infatti è arrivato – non senza una buona dose di fantasia – a evocare per sé le antiche radici della sinistra democristiana. Il secondo non manca di infiorettare (si fa per dire) ogni discorso con mille e mille allusioni nostalgiche. Eppure non appena si apre il principale dossier della politica internazionale dei nostri giorni capita di scoprire una gran quantità di affinità che non andrebbero sottaciute. Â
Ed è qui, appunto, che casca l’asino. Perché tutte le forze che si sono posizionate sul crinale della rottura del vecchio sistema hanno finito per scoprire che il luogo strategico in cui sarebbe avvenuta la battaglia finale per la conquista del paese non era quello della novità politica e morale che veniva sbandierata. Semmai era quello della rottura geopolitica. Come a dire che il declino dei vecchi costumi e delle vecchie istituzioni per forza di cose andava di pari passo con un drastico mutamento delle mappe dell’ordine planetario. E infatti, sarà appunto su quel terreno che si giocherà l’unica partita che conta”. (di Marco Follini)Â
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Scritto da: News News
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