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Data di pubblicazione: 21/01/2026 alle 13:11
(Adnkronos) – È un viaggio nell’officina poetica di uno dei maestri del Novecento italiano, Mario Luzi (1914-2005), quello offerto dalla mostra “Nel bagaglio di Mario…Gli scartafacci luziani del Gabinetto Vieusseux”, inaugurata oggi a Firenze a Palazzo Corsini Suarez, sede dell’Archivio contemporaneo ‘Alessandro Bonsanti’. Fino al 27 febbraio, il pubblico potrà ammirare 85 tra bloc notes, quaderni, agende e raccoglitori di fogli sparsi che documentano in presa diretta il metodo creativo del poeta fiorentino, dalla fine degli anni Settanta fino agli ultimi giorni di vita.
Il percorso espositivo, curato da Simone Magherini, Riccardo Sturaro e Stefano Verdino, propone un’immersione nel processo espressivo di Luzi, mostrando come dal disordine geniale degli scartafacci nascessero le raccolte definitive. Manoscritti, appunti e fogli fitti di varianti illustrano il lento lavoro di scrittura, riscrittura e selezione, che permetteva a Luzi di affinare progressivamente ogni componimento.
Una primizia della mostra sono sei poesie inedite, recentemente individuate da Riccardo Sturaro nel Fondo Luzi, che sono esposte per la prima volta insieme agli autografi originali e al contesto creativo in cui sono nate. Le liriche, per lo più appartenenti all’ultima fase della vita del poeta, saranno pubblicate in un volume previsto nel 2027 da Garzanti, con contributi di Stefano Verdino e Daniele Piccini.
Non si tratta solo del Luzi scrittore: la mostra restituisce anche il Luzi uomo, attraverso pagine che testimoniano l’amore per l’arte, la spiritualità e l’impegno civile del poeta, e le sue amicizie con intellettuali e artisti, tra cui Fabrizio De André. Tra i materiali esposti anche volumi con dediche a Carlo Betocchi, Vasco Pratolini e Ottone Rosai, ritratti di artisti come Adriana Pincherle e Mario Francesconi, e la celebre macchina da scrivere Olivetti del poeta.
“Il percorso si sviluppa in tre sezioni”, spiegano i curatori. “Dalla genesi delle poesie, alla vita e alle passioni dell’uomo Luzi, fino alla presentazione dei sei inediti, ciascuno con la trascrizione e il contesto di composizione, permettendo di comprendere appieno il processo creativo del poeta”.
“Questa mostra rappresenta un’occasione preziosa per entrare nel laboratorio creativo di Mario Luzi, uno dei massimi poeti del Novecento e una figura centrale della cultura italiana ed europea – ha detto l’assessora alla Cultura della Regione Toscana, Cristina Manetti – Gli scartafacci, i taccuini e le agende conservati al Gabinetto Vieusseux restituiscono non solo il rigore e la complessità del suo lavoro poetico, ma anche il profondo legame tra scrittura, vita e impegno civile. Valorizzare e rendere accessibili questi materiali significa rafforzare il ruolo degli archivi come luoghi vivi di conoscenza e trasmissione della memoria culturale, e ribadire l’importanza della Toscana come terra che continua a custodire, studiare e promuovere i grandi protagonisti della nostra tradizione letteraria”. “Grazie a questa mostra è possibile riscoprire e apprezzare appieno Mario Luzi, una voce che ha saputo attraversare il Novecento con una profondità e una sensibilità rarissime” – ha dichiarato l’assessore alla cultura del Comune di Firenze Giovanni Bettarini – Svelare l’officina di Luzi, a partire dal prezioso ritrovamento di sei liriche inedite, significa rendere omaggio alla sua statura letteraria e offrire l’occasione unica di entrare nel laboratorio creativo di un poeta che ha vissuto Firenze come un costante terreno di riflessione e di dialogo civile”.
“L’ho conosciuto bene, Mario Luzi – ha commentato Riccardo Nencini, presidente del Gabinetto Vieusseux – Più di una volta abbiamo parlato di Toscana e di storia al tempo della mia presidenza del consiglio regionale. Alla Festa della Toscana dedicò una magnifica poesia contro la pena di morte: ‘Ab inferis’. Sarà il nostro protagonista alla fiera del libro Testo a Firenze, un omaggio dovuto alla grande poesia”.
“La mostra – ha aggiunto infine Michele Rossi, direttore del Gabinetto Vieusseux – celebra Mario Luzi palesando ed analizzando il suo bagaglio creativo, ovvero i taccuini e i quaderni su cui il poeta instancabilmente scriveva, riscriveva e ripensava i propri testi, prima che approdassero alla pubblicazione. Dal Fondo Luzi dell’Archivio Contemporaneo emergono, difatti, autografi, scartafacci e inediti che ci offrono nuove prospettive per studiare e apprezzare questo maestro del Novecento. Vengono, inoltre, esposti per la prima volta anche volumi che Luzi aveva donato ad amici e interlocutori, i quali a loro volta hanno letto, inciso e chiosato, instaurando oltre il tempo e lo spazio dei dialoghi a distanza che i libri prodigiosamente permettono e che un luogo come il nostro Archivio custodisce e promuove”. (di Paolo Martini)
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