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Data di pubblicazione: 15/07/2026 alle 22:12
(Adnkronos) – Sono attese nella mattinata di oggi, giovedì 16 luglio, le dichiarazioni di voto e il voto finale sulla legge elettorale. Ieri la Camera ha proseguito i lavori sulla riforma: nel pomeriggio è arrivato prima il via libera all’articolo 1, con 208 sì, 143 no e 3 astenuti, poi dell’articolo 2, con 213 sì, 144 no e 3 astenuti. L’aula ha invece approvato all’unanimità il subemendamento sull’estensione del voto ai fuorisede alla legge elettorale presentato dalle forze di maggioranza.
Il giorno dopo la debacle a Montecitorio, la Camera ha detto ancora ‘no’ alla preferenze: stavolta è l’emendamento presentato da Futuro nazionale a essere bocciato. Per la cronaca l’esito delle urne, a scrutinio segreto, è stato di 233 no e 139 sì. Ma la novità è che a votare con i vannacciani ci sono Fratelli d’Italia e Noi moderati. Un asse inedito che divide di nuovo la maggioranza senza impedire alla riforma di andare avanti. Dalle parti di via della Scrofa fanno sapere che la scelta di votare con Futuro nazionale è stata dettata semplicemente da una questione di coerenza. Della serie: siamo sempre stati per le preferenze, andiamo avanti per questa strada, nonostante il pressing sempre più forte delle opposizioni a fermarsi. Nel centrodestra, comunque, continua a far discutere anche il caso della parità di genere. Ci sarebbe tanto rammarico per non aver ascoltato il ‘grido d’allarme rosa’, specialmente da parte delle donne azzurre, impaurite e disorientate dall’abolizione del 60-40. Non si fermerebbe, poi, la caccia ai ‘traditori’. Secondo gli ultimi calcoli fatti nella maggioranza, la conta dei ‘franchi tiratori’ non si fermerrebbe a 30 come pronosticato in un primo momento ma ammonterebbe a 43, mentre 7 sarebbero quelli individuati nel cosiddetto campo largo.
Il giorno prima la maggioranza era andata sottosulle preferenze per un solo voto: 187 voti a favore e 188 contrari. L’Aula ha bocciato a scrutinio segreto, richiesto dalle opposizioni, l’emendamento a prima firma FdI, Noi moderati e Udc che mirava a introdurre un sistema misto di capilista bloccati e preferenze nella riforma del voto messo a punto dal centrodestra. Subito dopo è partita la caccia al ‘traditore’ nel centrodestra.
Il giorno prima la maggioranza era andata sottosulle preferenze per un solo voto: 187 voti a favore e 188 contrari. L’Aula ha bocciato a scrutinio segreto, richiesto dalle opposizioni, l’emendamento a prima firma FdI, Noi moderati e Udc che mirava a introdurre un sistema misto di capilista bloccati e preferenze nella riforma del voto messo a punto dal centrodestra. Subito dopo è partita la caccia al ‘traditore’ nel centrodestra
Pare che Giorgia Meloni pragmatica, ancora infastidita dallo schiaffo politico di martedì sulle preferenze, complice lo scrutinio segreto, sia eterminata a portare a casa la legge elettorale senza altri ‘incidenti’. Gli ultimi boatos dicono che la tentazione di FdI di ripresentare al Senato (dove c’è il voto palese) l’emendamento con i capilista bloccati e tre preferenze sia forte, così come la voglia di stanare i franchi tiratori (restano i sospetti su Fi, Lega e i vannacciani). Però in tanti avrebbero consigliato alla premier di temporeggiare: meglio far decantare la situazione, sopire i malumori e ridimensionare il passo falso di 24 ore fa, assicurando che il governo non è a rischio, niente voto anticipato e colpi di coda. Abbozzando, ci sono più possibilità che passi la legge, dice a mezza bocca un big del centrodestra.
Ma se Luca Ciriani assicura che “non intendiamo concludere la nostra esperienza di governo” e martedì è stato solo un “episodio che intendiamo superare”, Lollobrigida mette in guardia: “continuiamo se saremo in grado di portare avanti il nostro programma”, altrimenti “ci sottoponiamo al volere degli elettori prima”. Apertis verbis solo Maurizio Lupi, presidente di Noi moderati, dice che si deve ripartire a palazzo Madama dallo stesso emendamento su cui i leader del centrodestra hanno sancito un patto: ”Ora la partita si giocherà al Senato e siccome l’obiettivo è portare a casa la legge elettorale, credo che si debba ripartire dalla proposta di mediazione fatta alla Camera”, dice il leader di Noi Moderati. Anche se Giovanni Donzelli non si sbilancia sull’ipotesi: “Faremo una riflessione dopo il voto alla Camera”.
Che la voglia di Fdi ‘riprovarci’ al Senato sulle preferenze sia più di una idea, lo lascia intendere anche Elly Schlein, che ospite di ‘In Onda’ su La7, invita Meloni a fermarsi e ad andare a casa. ”Ieri (martedì, ndr) in Aula si è aperta una crisi di governo – ha detto la segretaria dem – si trattava di un emendamento fortemente voluto dal presidente del Consiglio, presentato dal suo partito su cui addirittura il governo in Aula si è rimesso ai pareri dei relatori. E’ stata una sfiducia vera nei confronti della Meloni la quale si è limitata sui social a dire che serve una riflessione e ora va avanti fischiettando come se nulla fosse. Si dovrebbero fermare su questa legge elettorale e andare a casa” per poter avere un nuovo governo che torni ad occuparsi dei “problemi delle persone, non solo dei propri, come sta facendo questo esecutivo, che ci ha già detto che in Senato ci riproverà”. Evidentemente, ha attaccato Schlein, ”è possibile che tengano ancora il Parlamento di questo Paese ostaggio della loro ossessione per il potere…”.
”Il momento per il governo è pessimo, perché anche oggi (Ieri, ndr) si è sfaldata la maggioranza, come si è sfaldata martedì, quando ha sfiduciato Giorgia Meloni sull’emendamento Bignami e la premier ha perso l’arroganza con cui stava cercando di imporre una legge elettorale, a otto mesi dal voto, con un premio abnorme e distorsivo”. Una “legge elettorale che vogliono fare in tutta fretta, perchè hanno paura di perdere e perchè sanno che abbiamo messo insieme un’alleanza competitiva”, ha detto ancora Schlein. Invece di pensare ai ”problemi degli italiani, ha avvertito la segretaria dem, ”il governo pensa a litigare o a rincorrere Vannacci…”.
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