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Data di pubblicazione: 09/09/2026 alle 11:55
(Adnkronos) – Le stragi di mafia del 1992 e del 1993 avrebbero dovuto essere utilizzate da Cosa nostra “come strumento politico, come se fossero suggerite dalla sinistra”, con l’obiettivo di agevolare la discesa in campo di Silvio Berlusconi. E’ quanto ha riferito oggi il collaboratore di giustizia Giovanni Brusca, ascoltato in collegamento da una località segreta nell’ambito del processo a carico di Salvatore Baiardo, l’ex gelataio di Omegna imputato a Firenze per calunnia aggravata nei confronti del giornalista Massimo Giletti e dell’ex sindaco di Cesara Giancarlo Ricca.
Nel corso della sua testimonianza, l’ex mafioso Brusca ha parlato dei rapporti e dei colloqui avuti con Leoluca Bagarella, riferendo anche dei tentativi di Cosa nostra di avvicinare Berlusconi attraverso Vittorio Mangano. Secondo il racconto del pentito, all’interno dell’organizzazione mafiosa era stata presa in considerazione anche la possibilità di compiere ulteriori attentati nel caso in cui Berlusconi non avesse offerto il proprio sostegno. Gli attentati, ha riferito Brusca, sarebbero serviti anche “per metterlo in difficoltà”.
La deposizione si inserisce nel procedimento che riguarda le dichiarazioni di Baiardo, accusato di avere sostenuto e favorito l’ipotesi di un presunto “patto stragista” tra Cosa nostra e l’allora nascente Forza Italia. Il processo proseguirà nelle prossime udienze con altri importanti passaggi testimoniali. E’ infatti prevista la deposizione di Giuseppe Graviano, ex esponente di vertice di Cosa nostra condannato per le stragi mafiose degli anni Novanta.
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