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Data di pubblicazione: 22/09/2026 alle 22:05
(Adnkronos) – “Il presidente della Repubblica, quando era ministro dell’Istruzione, redigeva circolari che più o meno invitavano a non concentrare i ragazzi stranieri nella stessa classe, ma perché è una misura di buon senso e che quindi mi pare che sia giusto portarla avanti”. Giorgia Meloni passa all’attacco. E lo fa contro il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che lunedì scorso, nel suo intervento all’inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice, sembrava aver risposto al suo annuncio di un approdo a breve in Consiglio dei ministri di una norma per mettere un tetto al numero di stranieri in classe. “La scuola – aveva ricordato il capo dello Stato – è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati. La scuola prepara tutti. È aperta a tutti: così dispone l’articolo 34 della Costituzione”.
Ospite di Cinque minuti, nel salotto di Bruno Vespa su Raiuno, la premier dapprima stempera i toni. Nelle parole di Mattarella, infatti, Meloni non vede un attacco a lei, perché quando il presidente della Repubblica dice che “la scuola deve superare le incomunicabilità, non creare ghetti” sta intendendo la stessa cosa che intende lei. “È chiaramente molto più semplice se tu prendi un bambino straniero che non parla la nostra lingua e lo metti in una classe dove la prevalenza degli studenti non parla la nostra lingua – spiega -. Mentre creare una distribuzione più equa delle classi, delle classi più equilibrate, serve proprio a impedire che un ragazzo straniero, quanto anche i ragazzi italiani, possano sentirsi nel ghetto”. Poi ci va giù dura. Scatenando le proteste delle opposizioni.
La prima a intervenire in difesa di Mattarella è Elly Schlein. Per la segretaria del Partito democratico, “tirare per la giacca il presidente della Repubblica Sergio Mattarella cercando di trascinarlo, come ha fatto Giorgia Meloni, sulla polemica strumentale del giorno è segno evidente di una totale mancanza di senso dello Stato e costituisce una provocazione diretta alla più alta carica dello Stato. Una cosa di cui l’Italia non ha assolutamente bisogno”. Dai dem intervengono anche i due capigruppo a Camera e Senato, Chiara Braga e Francesco Boccia, che definiscono “squallide” le parole della presidente del Consiglio contro l’inquilino del Quirinale.
Dal Movimento 5 stelle è il presidente dei senatori Luca Pirondini a tirare per le orecchie Meloni. “Delle due, l’una. O Giorgia Meloni non ha capito le parole di Sergio Mattarella sulla sua proposta sconclusionata e inattuabile del tetto agli stranieri nelle scuole, oppure sta manipolando a suo favore le parole del presidente della Repubblica. In entrambi i casi siamo davanti a una presidente del Consiglio fuori controllo che non si fa scrupolo di fare propaganda sulla pelle della scuola pubblica e attaccare il Quirinale con una sola mossa”. Per il pentastellato, la premier “ha deciso di avviare la sua campagna elettorale in maniera ancora più sfacciata di quanto non abbia governato in questi anni. Da qui alle elezioni saranno mesi lunghissimi e, davanti alle sparate di Meloni, molto penosi per gli italiani”.
Per Angelo Bonelli, co-leader di Avs, “Giorgia Meloni ormai non ha più limiti. Per giustificare la sua propaganda sul tetto agli studenti stranieri tira in ballo persino il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Meloni dovrebbe occuparsi dei veri problemi della scuola pubblica italiana”, ma “continua invece a usare la scuola come terreno di propaganda e apre uno scontro istituzionale con il presidente della Repubblica creando un problema serio al Paese”.
Un assist alla premier, però, arriva da Roberto Vannacci. Il generale e leader di Futuro nazionale, che aveva accolto con favore la proposta di Meloni, si inserisce nel dibattito puntando il dito contro la sinistra, senza mai citare la presidente del Consiglio. “La sinistra sta usando le parole del presidente Mattarella per attaccare il tetto agli alunni stranieri nelle scuole. Peccato che nel luglio del 1990 Mattarella, allora ministro per la Pubblica istruzione, sosteneva la necessità di ‘ripartire gli alunni stranieri in ragione di qualche unità soltanto per classe, al fine di agevolarne la naturale integrazione linguistica con gli alunni italiani'”, mette agli atti in un video sui social.
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