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Data di pubblicazione: 20/05/2026 alle 14:45
(Adnkronos) – “I test genomici sono analisi sofisticate effettuate sul campione tissutale dopo l’asportazione chirurgica del tumore al seno. Vengono utilizzati nei casi di forme ormonosensibili perché consentono di valutare una serie di parametri di espressione genica – da cui il termine test genomici – utili a stabilire se la paziente abbia realmente necessità di sottoporsi alla chemioterapia nella fase post-operatoria”. Lo ha detto Michelino De Laurentiis, direttore del Dipartimento di Oncologia senologica dell’Irccs Fondazione Pascale di Napoli, intervenendo oggi nel capoluogo campano all’incontro ‘Genomics at Work: The Evolution of the Patient Journey in Early Breast Cancer’, dedicato all’evoluzione del percorso di cura del tumore al seno in fase precoce.
“I test genomici sono rimborsati in Italia grazie a un Fondo nazionale che distribuisce le risorse in maniera equa tra le diverse Regioni – spiega l’oncologo – Tuttavia, dai dati disponibili emerge che l’utilizzo di questo fondo non è omogeneo sul territorio nazionale. Esistono differenze sostanziali tra Regioni che utilizzano pienamente le risorse disponibili – sia al Nord sia al Sud – e altre, soprattutto del Centro-Sud, che invece ne fanno un uso più limitato. Le motivazioni sono diverse, ma presumibilmente sono legate ad aspetti organizzativi e, in parte, anche culturali. All’interno della stessa regione, inoltre, si osservano spesso differenze tra centri ad alta specializzazione, con maggiore esperienza nel settore, e strutture più periferiche che seguono un numero inferiore di pazienti con tumore al seno e mostrano una minore propensione a prescrivere questi test”.
L’impiego di questi test apporta “benefici importanti innanzitutto alle pazienti, perché consentono di personalizzare il trattamento evitando spesso chemioterapie inutili, riservandole ai casi in cui sono davvero necessarie – chiarisce De Laurentiis – L’obiettivo non è evitare la chemioterapia a prescindere, ma fare la scelta terapeutica giusta per ogni paziente, evitando trattamenti che non apporterebbero benefici. Nella maggior parte dei casi si ottiene una riduzione del ricorso alla chemioterapia, con vantaggi anche per il sistema sanitario: non tanto per il costo del farmaco, oggi relativamente contenuto, quanto perché la somministrazione della terapia richiede personale, spazi dedicati e postazioni per infusione. Risorse che, grazie ai test genomici – rimarca l’oncologo – possono essere risparmiate e destinate ai pazienti che ne hanno realmente bisogno”.
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