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Ostia e la rivoluzione del mare libero, il Times racconta la “ribellione” contro gli stabilimenti

today18/07/2026 - 10:39 3

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Data di pubblicazione: 18/07/2026 alle 10:39

(Adnkronos) – La barriera tra la città e il mare comincia a sgretolarsi. A Ostia, dove per decenni gli stabilimenti balneari hanno segnato il confine tra strada e spiaggia, il Comune avvia una rivoluzione dell’accesso al litorale: più spiagge libere, meno concessioni e nuovi varchi per restituire ai cittadini un tratto di costa che molti considerano un bene pubblico. Un reportage del Times racconta questa ‘rivoluzione’, descrivendo una “ribellione” contro il sistema degli stabilimenti balneari e la richiesta di restituire ai cittadini un bene pubblico sempre più conteso. 

Sul lungomare di Ostia, il segno più evidente del cambiamento è un grande vuoto. È lo spazio lasciato dall’abbattimento di uno dei più noti beach club della zona, con ristorante dai pavimenti in marmo, colonne bianche e cabine sulla spiaggia. Oggi sono rimaste soltanto le ampie scalinate che un tempo accoglievano i clienti e che ora conducono direttamente alla sabbia libera e al mare. È da qui che parte il reportage, che racconta Ostia come il simbolo di una trasformazione più ampia: la sfida al modello degli stabilimenti balneari, accusati dai critici di aver trasformato ampie porzioni di costa pubblica in spazi a pagamento, con file di ombrelloni e accessi spesso limitati. 

 

“Se fosse dipeso da me, avremmo rimosso anche la scalinata”, afferma al quotidiano britannico Tobia Zevi, responsabile delle spiagge del Comune di Roma, mentre cammina sull’arenile dove, dopo decenni, i cittadini possono tornare a prendere il sole gratuitamente. “Il mare qui è stato per troppo tempo un simbolo di potere e arroganza e noi stiamo cambiando questa situazione”, aggiunge Zevi. 

Secondo il Times, Ostia è una delle tante località italiane dove cresce il malcontento verso un sistema nato nel dopoguerra, durante il boom economico degli anni Cinquanta, quando milioni di italiani trascorrevano lunghe estati al mare e gli stabilimenti divennero parte integrante del turismo di massa. Oggi, però, quel modello viene messo in discussione. Secondo Legambiente, gli stabilimenti occupano fino al 43% delle spiagge italiane, con punte del 70% in Emilia-Romagna.  

Il vento, racconta il Times, sta però cambiando: i giovani contestano sempre più i prezzi degli stabilimenti, cresciuti secondo il quotidiano del 24% negli ultimi cinque anni, e chiedono un accesso più libero alle coste. Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, punta a un ridisegno radicale del litorale di Ostia: aumentare la spiaggia libera da 1,2 chilometri a 6,5 chilometri, oltre la metà degli 11,3 chilometri di costa della Capitale, e ridurre gli stabilimenti da oltre 70 a 35. Il Comune vuole creare nuovi varchi pubblici nel muro ogni 300 metri e ha chiesto agli stabilimenti di abbattere alcune cabine per permettere ai cittadini di vedere il mare dalla strada. 

Il reportage del Times allarga poi lo sguardo al resto d’Italia. In Puglia, il presidente della Regione, Antonio Decaro, ha fatto discutere proponendo che i clienti degli stabilimenti possano portare il proprio cibo. La Regione ha inoltre stanziato 3 milioni di euro per riqualificare 56 spiagge libere. A Spotorno, in Liguria, il sindaco Mattia Fiorini ha aumentato la quota di spiaggia libera dal 18 al 40% del litorale, provocando la protesta dei gestori. “I proprietari degli stabilimenti hanno fatto circolare la voce che i prezzi delle case locali sarebbero crollati, ma non è vero”, ha replicato. 

 

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webinfo@adnkronos.com (Web Info)

Scritto da: News News

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