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Data di pubblicazione: 23/10/2026 alle 22:08
(Adnkronos) – I veterinari li chiamano amichevolmente ‘moscerini pungenti’, per via delle loro dimensioni: “Sono davvero piccoli, pochi millimetri, molto più piccoli di una zanzara e, possiamo dire, persino di un flebotomo”. Sono i Culicoides, e in questi giorni sono finiti sotto i riflettori internazionali: sono infatti gli imputati per la trasmissione del virus Shamonda, un patogeno noto nel mondo veterinario, ma ancora pressoché sconosciuto per le eventuali manifestazioni cliniche nell’uomo, dal momento che solo ieri è stata data notizia del primo caso umano, identificato in Francia in un paziente “gravemente immunodepresso” che è “morto a inizio ottobre”, come ha comunicato l’Ecdc, Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie. A tracciare all’Adnkronos Salute l’identikit di questi piccoli insetti vettori – “presenti anche in Italia” – è Sara Epis, professore associato di Parassitologia all’università degli Studi di Milano e nel direttivo della Società italiana di parassitologia.
“Le conoscenze sul virus Shamonda e su chi lo trasmette sono ancora sorprendentemente limitate – premette – Non c’è ancora una dimostrazione sperimentale che questo virus sia trasmesso dai Culicoides. Quello che sappiamo è che ci sono basi solide di evidenze epidemiologiche, ma anche di isolamento del virus dai Culicoides che sono stati campionati in Africa o in Giappone, dove il virus circola. Quello che invece in Europa non è ancora certo è che ruolo abbiano effettivamente i Culicoides, anche se si sospetta che siano loro, come nel resto del mondo, a trasmettere il virus. Tra i possibili vettori, uno dei candidati più interessanti è il Culicoides obsoletus, una specie molto diffusa che si alimenta soprattutto sui ruminanti, ma che può pungere anche l’uomo”.
Ma cosa sono i Culicoides? “Sono dei ditteri, degli insetti parenti delle più note zanzare e dei flebotomi. Si conoscono soprattutto nel mondo veterinario, perché sono i vettori del virus Blutongue (che causa la febbre catarrale degli ovini) o anche del virus Schmallenberg, altro patogeno dei ruminanti, entrambi responsabili di malattie dall’impatto significativo in campo veterinario”. Segni particolari: “I Culicoides hanno delle ali caratteristiche, con delle macchie chiare e scure, che ci aiutano anche nell’identificazione delle specie. Solo le femmine pungono e, allo stesso modo dei flebotomi, attraverso il loro apparato boccale non penetrano direttamente nel vaso sanguigno come le zanzare, ma tagliano superficialmente la cute e poi si alimentano con la piccola goccia di sangue che si forma. La puntura è abbastanza dolorosa, come quella del flebotomo, e pruriginosa, nonostante le piccole dimensioni di questi insetti, i quali possono pungere non solo gli animali, ma anche l’uomo, provocando oltre a prurito, arrossamento e gonfiore, e nelle persone più sensibili reazioni molto più intense”.
Dove vivono e quanto sono geograficamente diffusi i Culicoides? “Questi insetti hanno una distribuzione cosmopolita. Si trovano ovunque nel mondo, proprio perché associati al bestiame, tranne ovviamente nelle situazioni climatiche più estreme, quindi nel grande Nord o Sud. In Italia sono ben presenti dal Nord al Centro e al Sud”, illustra Epis. “E per esempio i Culicoides obsoletus li troviamo in tutto il nostro Paese, piuttosto abbondanti nelle zone dove sono presenti gli allevamenti”. Perché proprio negli allevamenti è presto detto: “I Culicoides si sviluppano in ambienti che non richiedono necessariamente la presenza di acqua libera, ma devono essere caratterizzati da elevata umidità e abbondante sostanza organica. Per questa ragione sono presenti nelle stalle, dove ci sono terreni umidi, letame, feci di animali, come nelle zone umide intorno agli allevamenti: è il loro ambiente ideale, si sviluppano lì. In città invece è molto difficile trovarli”. Per vederli in azione occorre aspettare la sera: “Sono attivi al crepuscolo e nelle prime ore della notte, come i flebotomi – chiarisce la parassitologa – e anche loro temono il freddo, quindi quando le temperature si abbassano si riducono di numero”.
Sebbene la prima infezione umana da virus Shamonda (Shav) fosse un caso particolare, una persona che aveva una grave malattia e probabilmente fortemente immunodepressa, “va evidenziato che dal punto di vista veterinario la situazione non va sottovalutata – rimarca Epis – Il virus da quest’estate ha cominciato a circolare in Europa e si è diffuso anche in maniera rapida, probabilmente proprio perché abbiamo i Culicoides che sono in grado di trasmetterlo. Anche se non sappiamo con precisione qual è la specie” imputata. “E il virus ha cominciato a circolare anche in Italia, per esempio in Trentino-Alto Adige, sia in zona Trento che a Bolzano, in allevamenti di vacche da latte. Quindi è presente anche nel nostro Paese”.
“Non serve fare allarmismi – conclude l’esperta – è importante invece aumentare la sorveglianza, cercare di capire quali specie di Culicoides sono presenti anche nel nostro territorio, quali ospiti pungono e inoltre cercare di capire quali virus possono essere trasmessi da questi insetti. I monitoraggi sui Culicoides nei ruminanti vengono già eseguiti nel nostro Paese, soprattutto per monitorare Blu tongue. Adesso probabilmente si aumenterà anche la sorveglianza in relazione alla circolazione di Shamonda virus. Sicuramente ci sarà un’azione più forte e specifica che prima non c’era in relazione a questo patogeno. In generale, il caso Shamonda ci ricorda che anche insetti meno conosciuti, come sono proprio i Culicoides, possono avere un ruolo importante nella circolazione dei virus emergenti e quindi deve esserci sempre più attenzione e vigilanza”.
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Scritto da: News News
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