
Data di pubblicazione: 04/11/2026 alle 11:23
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della musica. Da Love Me Do a Lady B, dalle
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cantine del Cavern Club alla fama mondiale. Una storia di amicizia,
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genio e rivoluzione. I Beatles, la storia più bella del pop.
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Bentornati ai Beatles, la storia in cento puntate. 76esima puntata,
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al microfono sempre Gianfranco Romano. Oggi raccontiamo gli anni più confusi,
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più sregolati e, a sorpresa, più creativi della vita di
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John Lennon da solista. Due album, due anni e in
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mezzo a una vita che va letteralmente a pezzi e
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poi prova a rimettersi insieme. I dischi si intitolano Mind
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Games e Waltz and Bridges. giochi della mente e muri
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e ponti e raccontano un uomo che costruisce muri intorno
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a sé e poi cerca disperatamente dei ponti per uscirne
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partiamo dal primo Mind Games che esce alla fine del
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1973 è un disco di transizione un po’ sottovalutato John
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viene dagli anni dell’attivismo politico più spinto quelli degli slogan
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urlati e dei dischi manifesto che non avevano convinto quasi
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nessuno con Mind Games fa marcia indietro Basta politica a
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tutti i costi, si torna alle canzoni. Non è un capolavoro,
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e lui lo sapeva, ma contiene almeno una grande title track.
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Mind Games, la canzone, è bellissima, è un po’ malinconica.
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Parla di giochi della mente, ma in senso quasi mistico.
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L’idea che le battaglie vere si combattono nella testa e nell’anima,
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non nelle piazze. Facciamo giochi mentali insieme, canta, spingendo la barriera,
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piantando semi d’amore. È il John reduce dalle utovie, che
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non ci crede più fino in fondo, ma non vuole
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nemmeno smettere di sperare. C’è quella sua chitarra slide sospesa,
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un’atmosfera che fluttua. Mind Games.
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Speaker 2: Grazie a tutti Grazie a tutti Yes is the answer
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And you know that The show Yes is surrender Those
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mind games together Doing the ritual Dancing the song
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Speaker 3: Mind Games, e proprio mentre pubblicava questo disco, la vita
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di John esplodeva, perché tra la fine del 1973 e
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l’inizio del 1975 accade il periodo più famoso e più
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folle della sua vita privata, quello che lui stesso chiamò
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il Lost Weekend, il weekend perduto. Che cosa fu il
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Lost Weekend? Un weekend lungo 18 mesi. John e Yoko,
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dopo anni di simbiosi totale, erano in crisi. E fu Yoko,
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a sorpresa, a mandarlo via, ma con una compagnia. Gli
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proposi di trasferirsi a Los Angeles insieme a Mei Pang,
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la loro giovane assistente, che divenne la compagna di John
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per tutto quel periodo, con la benedizione, almeno iniziale, di
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Yoko stessa. Una situazione, come vedete, tutt’altro che ordinaria. A
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Los Angeles, lontano da Yoko e dal suo controllo, John
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si lasciò andare, beve moltissimo, fece notti leggendari dei cessi
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insieme ad altri rocchettari fuori controllo, come Harry Nilsson e
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lo stesso Ringo Starr, che in quegli anni era il
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suo compagno di Bagordi. Vennero cacciati dai locali, finirono sui giornali,
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combinarono guai. Era un John autodistruttivo, ferito, alla deriva. Il
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ragazzo che aveva predicato pace e amore adesso era un
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ubriacone triste a Hollywood. E qui arriva il paradosso che
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rende questa storia così interessante. Da quel caos, John tirò
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fuori il suo disco solista più riuscito di quel periodo,
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Walson Bridges, del 1974, e ne strasse il più grande
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successo della sua carriera da solista in classifica. Una canzone
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nata quasi per scommessa. L’amico Elton John era in studio
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con lui e scommisero. Se questa canzone arriva al primo
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posto in America, tu, Elton, vieni a suonarla con me
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dal vivo. John era convinto di no. Non era mai
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arrivato primo da solo. Elton accettò e vinse la scommessa.
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Whatever Gets You Through The Night arrivò davvero al numero uno.
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E John, da uomo di parola, salì sul palco con
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Elton al Madison Square Garden, il giorno del ringraziamento del 1974.
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Fu una serata storica, carica di emozione. perché nessuno lo
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sapeva ancora, ma quella sarebbe stata l’ultima grande esibizione dal
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vivo di John Lennon. E c’è un dettaglio commovente, tra
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il pubblico quella sera c’era Yoko. Fu quel concerto a
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far scoccare di nuovo la scintilla tra loro e a riavvicinarli.
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Ascoltiamo la canzone della scommessa vinta, allegra e scatenata, col
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pianoforte di Elton John, Whatever Gets You Through The Night. Ciao.
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Grazie a tutti Grazie. Whatever gets you through the night,
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la scommessa vinta, l’ultima grande serata dal vivo. Ma Wolves
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and Bridges non è solo quel singolo allegro. Sotto la
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superficie è un disco profondamente malinconico. Il diario di un
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uomo solo è perduto. E il secondo grande brano del
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disco lo dimostra, anche se in modo completamente diverso. Non
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la confessione, ma il sogno. Si intitola Number Nine Dream,
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il sogno numero nove. E il 9, lo sappiamo da
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tante puntate, era il numero magico di John. Era nato
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il 9 ottobre, tante cose della sua vita giravano intorno
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a quella cifra. Number 9 Dream è una delle cose
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più belle e strane che John abbia mai inciso. È
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una canzone letteralmente onirica, nacque da un sogno vero e
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al centro ha una frase senza senso che John disse
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di aver sentito in sogno. Ha Boa Cawa pusse pusse.
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parole che non significano nulla in nessuna lingua, pure invenzioni
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del sonno. La musica è avvolgente, sognante, con archi che
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ondeggiano come onde e una voce femminile che sussurra il
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suo nome. È il suono di qualcuno che galleggia tra
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il sonno e la veglia, un piccolo capolavoro psichedelico nel
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bel mezzo degli anni del caos. 9. Dream Was it
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a dream
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Speaker 2: Was it just a dream? I know, yes I know
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Seems so real to me Took a walk down the
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00:15:28,179 –> 00:15:33,279
street To the east of the street I thought I
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00:15:33,330 –> 00:17:18,309
could be loved grazie a tutti Sì. What can I say?
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00:17:18,329 –> 00:17:21,589
I’m a river of sound Through the mirror I go
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00:17:21,650 –> 00:17:54,410
round and round I thought I could feel love musica
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00:17:54,569 –> 00:18:36,880
musica musica musica Grazie a tutti.
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00:19:15,410 –> 00:19:19,990
Speaker 3: Number 9 Dream, il sogno numero 9. E chiudiamo con
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la canzone che più di ogni altra mette a nudo
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la verità di quegli anni, perché dietro i numeri 1
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e i sogni psichedelici, John era un uomo ferito e
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in un brano lo confessa senza difese. Si intitola Nobody
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00:19:33,460 –> 00:19:36,940
Loves You When You’re Down and Out. Nessuno ti ama
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quando sei a terra. È un blues lento, stanco, da
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piano bardi fine serata, cantato con una voce roca e disillusa.
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00:19:45,490 –> 00:19:47,740
È il John più nudo e più triste. Canta di
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essere stanco di tutto, di aver visto tutto. di non
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00:19:51,009 –> 00:19:54,759
riuscire più a sentire niente nessuno ti ama quando sei
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a terra quando sei finito ripete con l’amarezza di chi
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lo ha sperimentato davvero è il bilancio del Lost Weekend
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messo in musica la solitudine sotto le luci di Hollywood
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l’uomo più amato del mondo che si sente completamente solo
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È una canzone quasi profetica e col seno di poi
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fa un certo effetto. John diceva che sperava, un giorno,
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che qualcuno la cantasse al suo funerale. Ascoltiamola per quello
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00:20:21,799 –> 00:20:25,700
che è, non una posa, ma la confessione sincera di
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00:20:25,740 –> 00:20:29,200
un uomo che aveva toccato il fondo.« Nobody loves you
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when you’re down and out».
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Speaker 4: Nobody loves you When you’re down and out Nobody sees
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00:20:47,789 –> 00:20:53,130
you When you’re on cloud nine Everybody’s hustling For a
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00:20:53,390 –> 00:21:09,480
buck and a dime I’ll scratch your back and you
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00:21:09,500 –> 00:21:12,859
scratch your mind I’ve been across to the other side
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00:21:13,759 –> 00:21:19,210
I’ve shown you everything I’ve got nothing to hide and
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still you ask me do I love you
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00:21:38,349 –> 00:22:38,930
Speaker 2: Grazie a tutti. I’ve been
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00:22:38,950 –> 00:22:42,140
Speaker 4: across the water now so many times. I’ve seen the
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00:22:42,240 –> 00:22:48,019
one night which started with me leaning the blinds. And
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00:22:48,299 –> 00:22:49,940
they still ask me, do I love you?
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00:23:03,900 –> 00:24:28,200
Speaker 2: Grazie a tutti. Nobody loves you when you’re old Nobody
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00:24:28,680 –> 00:24:33,720
needs you when you’re upside down Everybody’s heart is like
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00:24:33,759 –> 00:24:35,039
their own birthday Everybody
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00:24:35,079 –> 00:24:54,450
Speaker 4: loves you Grazie a tutti.
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00:25:38,460 –> 00:25:41,839
Speaker 3: Nobody loves you when you’re down and out. Il fondo
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00:25:41,900 –> 00:25:46,980
toccato da John, messo in musica senza difese. Ma ogni fondo,
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00:25:47,069 –> 00:25:51,309
se sei fortunato, ha una risalita. Il Lost Weekend finì
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00:25:51,349 –> 00:25:57,019
all’inizio del 1975. John e Yoko si riavvicinarono, tornarono insieme
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00:25:57,539 –> 00:26:00,680
e poco dopo arrivò una notizia che avrebbe cambiato tutto.
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00:26:01,259 –> 00:26:04,859
Yoko aspettava un figlio. John decise allora di fare la
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00:26:04,900 –> 00:26:09,599
cosa più sorprendente di tutte, smettere. Chiudere con la musica,
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00:26:09,700 –> 00:26:12,730
con le tournée, con la vita pubblica e dedicarsi a
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00:26:12,789 –> 00:26:16,460
tempo pieno al bambino e alla famiglia. Per cinque anni
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00:26:16,640 –> 00:26:20,099
il più famoso musicista del mondo sparirà dalle scene per
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00:26:20,200 –> 00:26:25,259
fare semplicemente il padre. Ma questa storia la riprenderemo più avanti.
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00:26:26,589 –> 00:26:29,170
Adesso però è tempo di dare spazio a chi, in
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00:26:29,230 –> 00:26:32,250
tutta questa storia, è sempre stato un po’ in disparte,
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00:26:32,750 –> 00:26:37,569
il quarto Beatle, quello del quale, fin dall’inizio, promettevamo che
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00:26:37,650 –> 00:26:42,839
la carriera da solista ci avrebbe sorpreso. Nella prossima puntata, finalmente,
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00:26:42,930 –> 00:26:47,839
tocca a lui, Ringo Starr, E scoprirete che, negli anni 70,
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00:26:47,839 –> 00:26:52,099
il batterista che molti sottovalutavano sfornava successi con una facilità
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00:26:52,359 –> 00:26:58,940
che nessuno si aspettava. Abbiamo trasmesso i Beatles, la più
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00:26:59,029 –> 00:27:00,569
bella storia del pop.
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00:27:00,769 –> 00:27:11,809
Speaker 2: And in the end, the love you take is equal
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00:27:11,829 –> 00:27:14,069
to the love you make